Ventiquattrore di Passione

Non mi era mai accaduto di vivere questo evento che si ripete da secoli nella mia citta’ ogni Venerdì Santo. Avevo sempre guardato alla Processione con sufficienza, distaccata e distante, spettatrice di un mondo che non mi coinvolgeva.
Qualche anno fa, grazie ad un amico, ottengo il permesso di fotografare i Misteri da dietro le quinte.
Non voglio annoiare raccontando della Processione in sè, la cui storia è rintracciabile ovunque, ma vorrei raccontare della gente che ne fa parte e che se ne prende cura un anno intero, per recitarla in 24 lunghe e faticose ore, senza sosta e senza riposo. 
Già il giovedì della Settimana Santa si ultimano i preparativi, i fiorai terminano gli addobbi, gli argenti sono già lucidi, i ceri sono fissati a dovere, l’atmosfera è festosa, allegra, vibrante. E’ la vigilia della festa e si respira un’aria di emozionata attesa.
Il Venerdì Santo a mezzogiorno la chiesa pullula di portatori vestiti a festa, donne addolorate velate di nero, cortei composti in rigide file, i massari sono pronti, porteranno i pesantissimi simulacri per un giorno e una notte. C’è fermento ed eccitazione, si attende febbrilmente l’ora in cui il grande portone si spalancherà per lasciare uscire il primo corteo di donne e angioletti.
Ed è uno scrosciante applauso della folla assiepata che li accoglie, con la banda che comincia fragorosamente a suonare; un brivido mi sorprende.
Lentissima la processione si dipana, ad uno ad uno vengono alla luce, oltrepassando l’uscio della chiesa e chi dentro attende l’uscita si tormenta d’ansia. Tutti sono fuori finalmente, ognuno con la propria banda, attenti a rispettare il ritmo e la cadenza, gonfi d’orgoglio per il proprio Ceto, in un percorso interminabile che si dipana per tutta la città e che trova la più grande suggestione all’alba del sabato, quando ci si ritrova al porto, fra le antiche mura, annientati dalla stanchezza e dal freddo, trovando un momento di ristoro appoggiati ad un lampione, per ritrovare subito la forza e ricominciare. E il rientro è un miraggio, le gambe sono senza forza ormai e la notte è stata infinita, un commosso applauso accompagna l’entrata di ogni gruppo e sono abbracci e pianti di liberazione di chi ha realizzato un sogno.
E’ finita, si contano le offerte, si regolano i pagamenti, si offrono fiori alla Madonna. 
Rimane dentro di me la gente, la meravigliosa gente che ho conosciuto, che mi ha sorriso e ringraziato sempre, anche quando sono stata invadente, i loro volti, i loro occhi, le loro mani, mi appartengono ormai. Sono una di loro.

© Patrizia Galia 2019 – Tutti i diritti Riservati – All Rights Reserved

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